I bocciati nelle scuole superiori sono tantissimi, molte classi sono decimate, nessuna tragedia da registrare, ma questa non è la notizia. La vera notizia - stando alle lamentele dei docenti e anche degli stessi studenti - è che il numero dei bocciati potrebbe essere molto più alto se i consigli di classe dei nostri istituti fotografassero la verità.
Ieri, davanti ai quadri esposti in una scuola modenese, una ragazza, stupita per la promozione di alcuni suoi compagni indicati con la mano, si chiedeva con stupore: «Promosso? Promosso? Promosso?». Negli ultimi anni, per esorcizzare il basso numero dei diplomati italiani, il diritto all’istruzione è stato trasformato in «diritto al successo formativo», belle parole che servono a nascondere la tragica realtà cui è condannata un’intera generazione di studenti. Molti alunni oggi promossi meriterebbero di ripetere l’anno scolastico per la totale ignoranza dei prerequisiti necessari per iniziare con decenza l’anno successivo. Invece vanno avanti e, per venire incontro alla loro indifferenza verso lo studio, gli insegnanti abbassano il livello di istruzione provocando seri danni a chi invece intende studiare e che invece viene risucchiato verso il basso. Ecco perché, a guardare i quadri, risulta che i migliori sono gli studenti provenienti dal Nordafrica, abituati a studiare duro nei paesi di provenienza («le scuole italiane - ammettono - sono troppo facili») e motivati dal desiderio di rivalsa qui da noi.
I nostri ragazzi non studiano più, per molte ragioni che nessuno vuole più indagare. Eppure questi studenti vengono promossi anche con gravissime insufficienze in molte materie, trasformate in debiti formativi, cui si aggiungono gli «aiutini» in altre materie (si chiamano proprio così), che rimandano a quelli implorati dai concorrenti nei quiz televisivi. Bocciato a giugno fino a una decina di anni or sono anche con un terzo di quelle insufficienze, oggi lo studente semianalfabeta e indifferente allo studio viene mandato avanti con debiti che mai colmerà, mancando lo spauracchio dell’esame di riparazione. Quest’ultimo, abolito in ossequio al buonismo disastroso degli anni ’90, s’accompagna al divieto di esporre le insufficienze nei quadri, per cui anche i «3» e i «4» decretati da quei professori che «preside, non sa neppure leggere e scrivere, almeno questo me lo lasci bocciare», vengono coperti dal 6 con asterisco. Il velo pietoso, in questo caso, è imposto dalla privacy dello studente un tempo rimandato a settembre con disonore, oggi promosso con omertà. A nulla servono i ridicoli corsi di recupero d’inizio anno, e il debito, se non colmato, viene spalmato sugli anni successivi, come quello delle squadre di calcio, fino all’esame di Stato, quando, se opportunamente recuperato con la complicità del docente, si trasforma addirittura in punteggio aggiuntivo da addizionare al punteggio finale. E qui (siamo all’esame burla dei giorni nostri, dove, ricorda loro la ministra: «ragazzi state tranquilli, siete esaminati dai vostri stessi insegnanti», i commissari esterni forse producevano in loro insostenibili traumi) i promossi sono il 99 per cento, anche se pochi di loro sanno se l’Italia abbia vinto o abbia perso la Seconda Guerra Mondiale. Che le cose stiano in questo modo, almeno in molti casi, nessuna indagine ministeriale riuscirà per ora a scoprirlo. Ma il dato emerge ogni volta che si intervista un insegnante, oppure se si esplora, in rete, il pianeta sommerso dei gruppi di discussione. Quelli dedicati alla scuola sono una sorta di Muro del Pianto, dove insegnanti che negli scrutini non riescono a opporsi alle promozioni facili si sfogano con i colleghi pubblicando pagelle piene di insufficienze trasformate in promozioni.