Programmata
una riduzione dei ripetenti per tagliare 644 classi e 1455 docenti
E’ scritto
in Finanziaria: Promuovete gli asini!
Doccia fredda per 150.000 precari: “Vi
assumeremo solo se ci saranno soldi”

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OTTOBRE 2006 – Cari professori, da quest’anno dovrete bocciare meno alunni.
Quanti? Il dieci per cento in meno. E perché? Per ridurre la spesa pubblica.
Per capire come si può ottenere il risultato è sufficiente leggersi la
relazione tecnica di accompagnamento alla legge finanziaria. Lo strampalato
modo di procedere dei funzionari
assoldati dai ministri Padoa Schioppa e Fioroni è consacrato, nero su bianco,
nelle pagine 139 e seguenti dell’importante documento, appena depositato in
Parlamento. E non è l’unico: basti pensare che la promozione degli asini a fini
di bilancio è accompagnata dalla riconversione degli insegnanti in esubero in
insegnanti che insegnano materie che non conoscono. Ma andiamo con ordine. La
paventata riduzione delle classi con conseguente riduzione di spesa è quasi
legge. Per raggiungere l’obiettivo si può agire su vari fronti: aumento di
alunni in ogni classe. Vi si legge che “i nuovi parametri e i criteri per la
formazione delle classi dovranno determinare per la scuola materna un
incremento medio di 0,1 del rapporto alunni/classi, per la primaria di 0,4, per
la secondaria di primo grado di 0,4 e per la secondaria di secondo grado di
0,6”. Ma la chicca è contenuta a pag. 141, laddove con molta diplomazia si
scrive che “all’interno delle prospettate iniziative volte all’incremento
dell’efficienza del sistema scolastico, in previsione dell’innalzamento
dell’obbligo di istruzione per almeno dieci anni, saranno attivati idonei
interventi finalizzati al contrasto degli insuccessi scolastici. Detti
interventi dovranno prevedere, in particolare, attività d’accoglienza,
rimotivazione e riorientamento, nonché l’individualizzazione della didattica in
modo da tener conto delle diverse forme di intelligenza e dei diversi stili
d’apprendimento, allo scopo utilizzando parte delle risorse destinate alle aree
a rischio e parte di quelle relative ai progetti contro la dispersione
finanziati anche con risorse del Fondo Sociale Europeo”. Tradotto vuol dire: si
bocci di meno per carità di bilancio. E se uno studente frequenta 5 anni invece
che 6 o 7 richiederà meno classi. Si legge subito dopo infatti che “la
conseguente riduzione della permanenza media degli alunni all’interno del
sistema determinerà una riduzione della spesa per oneri di personale”. I
tecnici di Palazzo Chigi hanno già programmato il numero di asini da
promuovere. “Al fine della stima del risparmio – si legge nella scheda tecnica
– è stata considerata una riduzione del 10% del numero di ripetenti dei primi
due anni di corso della scuola secondaria di secondo grado, ammontanti oggi
complessivamente a 185.002 studenti. Si ricava così una diminuzione di 18.500
unità per la popolazione studentesca che, considerando l’attuale rapporto
alunni/classi, corrisponde a 805 classi; supponendo quindi di poter diminuire
il numero complessivo di classi in ragione dell’80% del possibile risparmio, si
stimano 644 classi in meno, corrispondenti a 1.455 docenti e 425 Ata, per una
minore spesa di euro 56 milioni a decorrere dall’anno 2008, ed euro 18,6
milioni per l’anno 2007”. Quanto agli insegnanti in esubero, il comma 5
dell’art. 66 della Finanziaria prevede la predisposizione
dell’ennesimo piano di riconversione professionale del personale docente in
soprannumero sull’organico provinciale, finalizzato all’assorbimento del
medesimo personale”, che dovrà trovare “completa attuazione entro l’anno
scolastico 2007/2008”. Non è la prima volta che insegnanti di ruolo in una
materia vengono riconvertiti in una materia che non conoscono con veloci corsi.
Alle vecchie pressioni sindacali si aggiungono stavolta esigenze di bilancio che prevarranno sulla qualità della scuola.
Infine, la relazione tecnica si rivela quale autentica doccia fredda per i
docenti precari ai quali è stato raccontato in questi giorni che ci saranno
150.000 immissioni in ruolo nei prossimi tre anni. “Il proposto piano
pluriennale”, si legge nella scheda tecnica, ha “comunque carattere
programmatico”, e dovrà tener “conto in ogni caso, della puntuale verifica
annuale, al cui esito positivo è subordinato l’iter delle iniziative, da
effettuarsi d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze circa la
sua concreta fattibilità”. Come dire: solo se ci saranno soldi. Lo aveva già
scritto Berlusconi.